IL LICEO TEDONE FA SCUOLA DI SICUREZZA STRADALE

IMG-20171025-WA0002

La sicurezza stradale è stato il tema del convegno tenutosi presso l’Auditorium del Liceo Tedone, mercoledì 25 Ottobre, e che ha coinvolto gli studenti delle classi quinte. Non si è trattato solo di un resoconto meramente divulgativo ed esplicativo di dati, statistiche e leggi, piuttosto di un momento altamente formativo, di profonda riflessione e sensibilizzazione.

Presentati dal D. S., sono intervenuti il Comandante della Polizia Municipale di Corato, Giuseppe Loiodice, il Dott. Paolo Loizzo, dirigente medico del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Corato e il sig. Giuseppe Di Bari, padre di Jacopo che ha perso la vita in un incidente stradale il 23 settembre 2016.

Il Comandante della Polizia Municipale di Corato, Giuseppe Loiodice, ha focalizzato la propria attenzione sui sinistri stradali, sulle cause da cui sono generati, sulle circostanze in cui avvengono, sulle persone che maggiormente colpiscono. Un dato confortante, emerso dalle statiche, è quello della riduzione della casistica degli incidenti. Alta velocità, assunzione di alcol e di sostanze stupefacenti, mancato rispetto della segnaletica e utilizzo improprio di cellulari restano le cause più frequenti dei sinistri. Tuttavia, il dato più sconcertante e inatteso è rappresentato dal fatto che, paradossalmente, tali incidenti si verificano in misura   maggiore nei centri urbani, con condizioni metereologiche stabili; non stupisce, invece, che l’indice di mortalità si eleva radicalmente di sabato sera: ogni anno sono centinaia le vittime della strada, prima causa accertata di morte tra i giovani dai 15 ai 24 anni.

Lo stesso relatore ha poi analizzato le ripercussioni legali e civili legate alle trasgressioni del Codice della strada, con le conseguenti gravanti soprattutto sui neopatentati. L’aspetto su cui si è maggiormente soffermato ha riguardato innanzitutto gli effetti disastrosi a livello fisico derivanti dall’assunzione di alcol, problema di scottante attualità e urgenza in una società in cui l’utilizzo di sostanze alcoliche è in pericoloso e costante aumento. Ne è derivata, dunque, in termini di sicurezza stradale la riflessione sui limiti di infrazione e sulle percentuali massime legalmente consentite.

È seguito, quindi, l’intervento del Dott. Paolo Loizzo, dirigente medico del Pronto Soccorso dell’ospedale di Corato, che si è ulteriormente soffermato su tale aspetto, poiché l’Italia è anche – con una definizione amaramente sarcastica - la “culla” del maggior consumo di alcol, il cui utilizzo coinvolge anche ragazzini di soli undici anni, età ben sotto i limiti ammessi dalla Legge italiana. L’alcol, così come la maggior parte delle sostanze psicotrope, ha spiegato il Dott. Loizzo, ha la disastrosa capacità di superare la barriera ematoencefalica, raggiungendo direttamente il sistema nervoso centrale, provocando danni all’ippocampo, area deputata alla memoria, e alla corteccia frontale. Tali sostanze agiscono, cioè, sulle uniche cellule impossibili da rigenerare, creando danni permanenti. L’esperto ha concluso il proprio intervento soffermandosi sull’analisi del cosiddetto “politrauma”, che coinvolge i soggetti che presentano più lesioni in parti diverse del corpo e tuttora resta la prima causa di morte sotto i quaranta anni. Particolarmente toccante ed intensa la testimonianza affidata al signor Giuseppe Di Bari, padre di Jacopo un giovane ragazzo scomparso circa un anno fa a causa di un incidente stradale. Se in un primo momento le parole del Comandante Loiodice hanno lasciato trapelare quanto arduo possa essere il compito di comunicare la notizia di un decesso ad un parente, quanto stremante sia osservare una mamma che abbraccia un figlio dal volto tumefatto ed irriconoscibile, ognuno di noi ha, invece, compreso, seppur in minima parte, attraverso la voce rotta di un padre devastato, cosa, al contrario, possa significare una dolore tanto atroce, capace di “trasumanar”, per dirla con Dante, di andare oltre i limiti umani del dicibile. Il sig. Di Bari si confida: “E’ un dolore che non ha nome, un ergastolo, una condanna al dolore che non ha mai fine”. E sono proprio le parole che colpiscono il cuore, piuttosto che il sillogismo, che ci inducono a mantenere sempre la massima lucidità, a prevenire i pericoli e soprattutto a spingerci verso una maturazione etica solida, fondata sul rispetto della propria vita e di quella degli altri, nella consapevolezza che soli non possiamo stare ma siamo fatti per cercarci sempre e condividere emozioni, sentimenti e legami. Non a caso il signor De Bari scrive: “Se ci sarà un’altra vita dopo questa, ti prometto, verrò a cercarti”.

Silvia Giangaspero - Classe 5 C

Submit to FacebookSubmit to Google BookmarksSubmit to Twitter