L’ANTIGONE ROCK DEL LICEO TEDONE

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Un’Antigone rock, psichedelica, quella messa in scena ieri presso l’Auditorium del Liceo Tedone a conclusione del laboratorio teatrale e coreografico Corpo rituale curato dal maestro Giulio De Leo. Mesce sapientemente le arti il regista ruvese, ridisegna coreografie tenute insieme dalla tragedia classica e da quella moderna, dalle canzoni rock e dai films cannibali per riscrivere il copione di un’Antigone in cui rivivono le metafore dell’arena fratricida, di un corpo a corpo con la vita stessa colta nella sua spietata disumanità.

Un’ Antigone sovversiva che tuttavia non spezza i legami con la tragedia di Sofocle, semmai li amplifica in una visione di teatro globale in cui alle coreografie corali fanno eco ritmi ossessivi, rulli di tamburi, suoni tribali, eco di guerre e di sangue versato, in un adattamento nudo ed essenziale dominato dalla fisicità della danza e dalla cura della parola. Una parola potente, autentica, poetica. Una parola che scava e scuote.  

Nessuno stravolgimento. Intatti i simboli di quella critica, feroce e disperata, alla devastazione morale, fra guerre e deliri politici, fra egoismi e soprusi. Uno sguardo civile, potente e lucido, che ci viene dall’antichità per comprendere la contemporaneità attraverso la lente di ingrandimento dei giovani protagonisti nei loro molteplici ruoli, rapiti dalla dolce, inesorabile, utopica, invincibile e poetica vertigine di sentire le tavole di un palcoscenico sotto ai piedi, l’odore del legno e il suo rumore simile a quello di un attraversamento nel mare tipico degli attracchi nei porti. Nella loro voce, nei loro sguardi il sogno, lo slancio, la sfida, la ribellione, il coraggio di schierarsi e di non omologarsi. Nei loro movimenti rabbiosi, carichi di disperazione ma profondamente autentici, una potente lezione di vita, quella di non arrendersi alla logica del potere, di non obbedire ciecamente alle leggi della convenienza ma di seguire le leggi del cuore, le norme non scritte, dettate dalla natura e dalla propria coscienza in cui ritrovare sentimenti di fratellanza in una strada inerpicata ed in salita che però conduce verso la luce, coltivando la rivoluzione della bellezza.

L’epilogo in cui dolcissime e coraggiose Antigone cospargono di terra il corpo di Polinice, nel disperato tentativo di coglierne l’ultimo fiato, è affidato ai versi dei Pink Floyd che suonati in una scuola assumono un duplice significato: “Hey! Teachers! Leave them kids alone. All in all it's just another brick in the wall”. Da tremila anni Antigone ha cambiato pelle, assistendo alla sua morte e rinascita, rimanendo pur sempre un’eroina che si rifiuta di comprendere, un archetipo della ribellione capace di donarci quella libertà di essere “un altro mattone nel muro”.

Prof.ssa Rosanna Pellegrini

Docente tutor del Laboratorio Teatrale e Coreografico Corpo rituale

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