L’ appassionata lezione di Jacopo Fo agli studenti del Tedone

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Una lezione appassionata sul senso della vita, quella che Jacopo ha tenuto questa mattina alle studentesse e agli studenti del Liceo Tedone. Una lezione in cui Jacopo con sorprendente semplicità ed estrema profondità ha raccontato ad una platea gremita e affascinata di studenti e docenti la vera strada della felicità, che è davanti a noi, ma è spesso celata dalla stupidità, dalla presunzione.

Nella sua narrazione essenziale, ironica, pungente, Jacopo Fo, come suo padre Dario, si è mostrato un fine affabulatore, capace di prendere per mano il suo giovane pubblico, farlo sorridere e svelargli un mondo sconosciuto, smascherandone le banalità, le finzioni, gli inganni e lasciando emergere la verità. Una verità urgente ed essenziale che è quella di credere in se stessi e nel valore dell’umanità, nella sua capacità di tessere insieme, camminare insieme, di ascoltare e di ascoltarsi. “Ascoltare le sensazioni che provi mentre fai qualunque cosa cambia l’intensità del vivere”, sebbene vivere significhi anche misurarsi con la sconfitta e il fallimento. Allora diviene necessario imparare a resistere e ad insistere e a non cedere. “I più grandi artisti che ho conosciuto, avevano in comune - racconta Jacopo - l’ostinazione e la determinazione, la capacità di non arrendersi, pur dinanzi all’errore e alla sconfitta. Svegliatevi, ragazzi: la vita è un vortice e bisogna coglierla ora, perché non avrete una seconda possibilità di avere 17 anni. E questo è possibile solo se ciascuno di voi scopre ed insegue le proprie passioni, perche nulla è più potente delle passioni che non sono altro che una forma di amore per quello che fai, per quello sei”.

Nel suo racconto Jacopo ha aperto, con tenerezza e ironia, la valigia dei ricordi, raccontando il suo vissuto, il quotidiano divertente condiviso con Dario e Franca, due giganti della cultura: “Il più grande insegnamento che ho ricevuto da mio padre risale alla mia infanzia: quando lui era intento a scrivere i suoi spettacoli, spesso mi sedevo a terra a dipingere e vedendomi disegnare, mio padre smetteva di scrivere e si metteva a dipingere con me. E mi ha insegnato a colorare una finestra viola in una casa rosa, il viola erano i lampi ed i tuoni”. Quei tuoni, quei lampi rappresentano le burrasche, le sconfitte che ci attraversano, ma che non devono mai fletterci e abbatterci. L’epilogo di tutto questo racconto? Non certo le certezze ma il desiderio di accendere un fuoco di sapere e di cercare la verità sempre nel dubbio.

Ruvo, 16 febbraio 2018

                                                                                                       Prof.ssa Rosanna Pellegrini

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